Dopo il 3 febbraio la speranza era di poter rivedere gli Staind dal vivo il più presto possibile, magari qui in Italia, dove il calore del pubblico, dei veri fans di una band, non manca mai. Poco tempo e giunse la notizia del concerto del 15 giugno, proprio in Italia, in quel di Milano: per me che sono di Bergamo sicuramente un’opportunità a cui non potevo mancare. Così acquistai il biglietto, quindi ottenni più in là la partecipazione al Meet&Greet e al Soundcheck. Un vero e proprio sogno, che si avvicinava, andando avanti a scaglioni inesorabilmente sempre più lenti: ma questo è il sapore dell’attesa.

La sera prima del concerto non chiusi occhio: come poter credere che tra meno di 24 ore vedrai la tua band preferita, con la quale potrai emozionarti, parlare, urlare, scaricare la propria adrenalina sulle proprie note più gradite e su quella voce che ogni giorno segna i tuoi passi? Difficile, impossibile, l’unica scelta era attendere la sveglia la mattina. Colazione, doccia, pc, pranzo e poi via, direzione Alcatraz con i miei genitori (avendo vinto oltretutto un biglietto in omaggio ho permesso a mia madre di entrare al concerto, è stata una soddisfazione anche per lei, che è stata influenzata particolarmente dal mio susseguirsi quotidiano di ascolti. Come non possono piacere d’altronde gli Staind?).

L’arrivo al locale è stato sicuramente ad alto impatto emotivo. In lontananza mi sembrava di aver visto subito Aaron, ma stentavo a credere che potesse essere già lì. Ovviamente non era una allucinazione, quindi mi sono avvicinato per salutarlo e per permettere a mia madre di fare una foto con lui. La disponibilità di quell’uomo è assolutamente divina: si concede a qualsiasi fan con il sorriso, come una persona comune intenta a regalare a chiunque un momento di serenità. Meno serenità l'ha concessa ai venditori ambulanti di magliette tarocche della band, cacciati da Aaron che ha poi espresso parere con i membri della crew definendo tutto ciò uno scandalo e, che se sarebbe accaduto negli States, certi individui sarebberi statu arrestati.


Nel frattempo noto Milla col suo ragazzo a pochi metri da me: passo a salutarla e per scambiarci due chiacchiere. Dopodiché arriva anche Federico, puntuale per il SoundCheck cha andava a svolgersi alle 15.45 circa. Verso le 16 abbiamo dunque assistito all’interno dell’Alcatraz ad una piccola esibizione di prova del gruppo, nel quale sono state eseguite Paper Jesus (la sola poi suonata anche nel concerto in serata), King Of All Excuses e This Is It. Un ottimo antipasto, eccezionale. L’esecuzione di This Is It, mai fatta per ora in concerto, mi ha sorpreso particolarmente. Prossimamente sono certo che la faranno, e sarà un successo. Buonissima anche KOAE, e che bridge in scream meraviglioso.

Subito dopo il Soundcheck, per motivi logistici, è stato effettuato il Meet&Greet, un momento per foto di gruppo ed autografi. Inizialmente avevo pensato di portare almeno più cose da far firmare (come ad esempio i miei CD preferiti, Chapter V e 14SOG), ma alla fine ho optato per la sola confezione del vinile di The Illusion Of Progress. Penso che sia superfluo far firmare più oggetti, l’importante era già poterli vedere da così vicino, stringere loro la mano. Quindi ho consegnato una breve lettera ad Aaron (di cui mi ero perfino dimentico considerata l'emozione del momento), foto di gruppo con me e Fede ed era tempo di attendere l’apertura dei cancelli alle 19.


Francesco, un fan degli Staind conosciuto sul forum, è arrivato sfortunatamente a M&G terminato. Nonostante questo Aaron era nuovamente uscito di fronte al locale ed anche lui ha dunque avuto l’opportunità di avvicinarsi per una firma, un autografo e due chiacchiere. Le ore di attese non si sono fatte lo stesso sentire, ho condiviso il mio tempo con gli amici conosciuti su internet, i quali ringrazio ancora per la compagnia. Mi ha fatto molto piacere conoscere ognuno di voi, sperando di poter ripetere presto tutto questo.


All’interno dell’Alcatraz ho condiviso il posto in prima fila con il solo Francesco, col quale ho avuto un’altra chiacchierata fino alle 20, quando ad esibirsi sono stati i Belladonna, gruppo romano. Non il mio genere musicale ideale quello da loro proposto ed una diffusione del suono che è risultata anche abbastanza sgradevole: perlomeno dal mio posto si sentivano solo batteria e chitarra, molto meno la voce.

Il palco è stato poi preparato per l’esibizione, sempre più attesa, degli Staind. Oramai erano i secondi rimanenti a non scendere più, non si attendeva che il loro ingresso. Un emozione assoluta il loro giungere sul palco, un qualcosa che andava a ripetersi dopo l’adrenalina che avevo avuto a Zurigo nel febbraio scorso. A differenza di quella occasione dove eseguirono Suffocate come prima canzone, questa fu la volta di Raw. Partenza sicuramente veloce e ben gradita dal pubblico, subito molto partecipe a cantare il brano. Aaron sbaglia nella prima strofa la terza e la quarta frase anticipando il secondo verso, ma poco cambia.


Dopodiché il solito Falling come seconda canzone: la traccia di Chapter V si è confermata rendere molto di più dal vivo che su CD, con un bridge che porta ad un doppio chorus finale di assoluto impatto. Come terza canzone l’immancabile Fade, una delle mie preferite di Break The Cycle, quindi è stata eseguita Paper Jesus, traccia che è stata rispolverata solo pochi giorni fa al Download Festival. Canzone che tra l’altro su CD non mi ha mai conquistato e che invece eseguita dal vivo prende tutto un altro effetto, molto più coinvolgente.

Tra gli emozionanti classicissimi So Far Away e Right Here, totalmente amati da qualsiasi fan e non della band, è stata suonata The Way I Am. Poi spazio ad una nuova canzone di The Illusion Of Progress, Pardon Me. Impossibile non giudicare positive tutte queste performance, sostenute da un pubblico che si è dimostrato conoscere alla perfezione qualsiasi brano, dal più recente al più vecchio.


L’acustica di Aaron è stata The Corner. Emozioni al massimo in questa canzone, da pelle d’oca. Senza i gospel prende tutto un altro aspetto. Personalmente gradisco entrambe le versioni, ma dopo aver sentito live questa esecuzione, comincio a sbilanciarmi fortemente su questa versione acustica “pulita”.


Il pezzo forte e diretto For You è stato seguito da Blow Away, bellissima canzone dal testo fantastico che dovrebbe sempre ritagliarsi un posto nei live del gruppo secondo me. Oltre ai classici Outside (che è stato preceduto da un accenno di Please, invocata da più fans nel corso del concerto), Believe e It’s Been Awhile, totalmente graditi da chiunque e cantati a squarciagola, si è ritagliato il suo spazio in scaletta Spleen, canzone carica di adrenalina con un riff di chitarra assolutamente coinvolgente, e Pressure, traccia inserita all'ultimo momento dopo la cancellazione della prevista KOAE.


La canzone finale è stata come sempre Mudshovel che ha visto un Aaron carico a mille, sostenuto sicuramente da una partecipazione dei presenti straordinaria. Dopodiché è stato il turno di Intro, eseguito da Aaron senza mic e amp, come suo solito. Esecuzione non perfetta, ma dopo 17 canzoni è umano, che è risultata comunque un autentico e meritato successo.

Che altro dire? La giornata era oramai conclusa, non restavano che i saluti finali, la speranza di un altro concerto il prima possibile e i ricordi di una giornata trascorsa sicuramente indimenticabile. Le luci dello spettacolo si sono spente ma rimane il bagliore che un concerto come questo ti lascia nel cuore.

Grazie a tutti e... alla prossima!

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Commento da Milla su 18 Giugno 2009 a 13:18
Bella lunga anche la tua devo dire! E in effetti siamo d'accordo praticamente su tutto... E' stato un concerto spettacolare, come sarebbe potute essere altrimenti? Complimenti!
Commento da Michael su 18 Giugno 2009 a 12:01
Hai ragione Bellum! L'ho scritta scaletta alla mano e alla fine mi son dimenticato xD ,, Grazie per l'accorgimento, sono sbadato (:
Commento da Bellum su 18 Giugno 2009 a 11:33
Bella recensione ma ti sei dimenticato di citare Preassure che è stata suonata tra belive e it's been awhile se non ricordo male.

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